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Piero Martinetti, La libertÓ, con un saggio di Amedeo Vigorelli , Aragno, 2004
di Claudia Melica

La casa editrice Aragno propone nella collana «Biblioteca Aragno. Il ramo di acacia» una delle opere principali di Piero Martinetti (1872-1943) divenuta negli ultimi anni  pressoché introvabile. Si tratta de La libertà, stampata nel 1928 dalla Libreria editrice lombarda di Milano,  ristampata in seguito, nel 1965, con una nuova edizione a cura di G. Zanga, dalle Edizioni Boringhieri di Torino. L’opera recentemente pubblicata è completata da un dettagliato saggio conclusivo dal titolo Martinetti maestro di libertà, scritto da Amedeo Vigorelli, ai giorni nostri uno degli studiosi italiani più attenti al pensiero di quest’autore.
Come altre opere di Martinetti, ad esempio l’Introduzione alla metafisica, tale ampio lavoro si compone di un’introduzione, una parte storica ed una di carattere sistematico-teoretico. La disamina storica è necessaria per fondare la parte sistematico-filosofica dato che, per Martinetti, una filosofia prende corpo sempre a partire da una tradizione filosofica. Lo scopo della trattazione di carattere storico è, così, quello di fornire non una semplice rassegna, ma  una sorta di tentativo di «classificazione delle teorie», enunciando delle analisi preliminari dei problemi (9).Nell’introduzione l’autore esordisce chiarendo che il tema della libertà non è un problema psicologico (7) bensì metafisico. La questione della libertà rinvia in particolare alla sfera etico-religiosa ed essa, a sua volta, non può prescindere dalla prima, poiché «la determinazione dei concetti di responsabilità, di pena e di libertà civile e religiosa dipendono essenzialmente dal modo in cui è concepita la libertà del volere; e per contro non è possibile determinare il concetto della libertà senza tener conto del fatto morale e religioso per cui la libertà è o sembra essere un postulato necessario» (8). Inoltre, come precisa Vigorelli nel saggio che chiude il volume, Martinetti svolge la questione della libertà anche attraverso l’esame preliminare di nozioni filosofiche come quelle di «attività, causalità e divenire, che si possono ricondurre alla nota contrapposizione tra determinismo e indeterminismo, necessità e contingenza» (434). Martinetti affronta il tema di detta contrapposizione criticando, in primo luogo, l’indeterminismo e il concetto ad esso strettamente collegato di libertà d’indifferenza o libero arbitrio; in secondo luogo, criticando il determinismo incapace di comprendere a fondo la funzione dell’io nella determinazione del volere. La disamina storica, che procede progressivamente verso la concezione abbracciata da Martinetti, avvicina poi il problema della libertà così come è stato inteso da Plotino, Spir e Spinoza, per avvicinare infine la filosofia critica,  considerata capace di risolvere, in qualche modo, quella contrapposizione tra contingenza e necessità. La disamina storica si conclude, infatti, con un’ampia e dettagliata analisi della posizione kantiana sulla libertà, alla quale il filosofo piemontese riconosce la posizione «più eminente». Egli reinterpreta l’etica kantiana come capace di superare la contrapposizione tra necessità e libertà del volere, poiché Kant avrebbe ipotizzato una «distinzione […] di gradi di realtà» (255).
La seconda parte del volume, di carattere prettamente teoretico, aspira a dimostrare l’inesistenza della contrapposizione tra necessità e libertà rilevando piuttosto l’esistenza di una contrapposizione tra libertà e contingenza. è possibile, da parte dell’uomo, arrivare non ad una libertà assoluta, ma accedere gradualmente ad una serie di libertà che si predispongono in un processo ascendente e che si presuppongono vicendevolmente (spontaneità fisica, libertà pratica, libertà morale e libertà religiosa). Come chiarisce Vigorelli nel suo saggio illuminante, l’uomo, per Martinetti, «non è libero, ma si libera, in un processo di liberazione e di ascensione spirituale gradualmente e indefinitamente aperto» (448). Ciò a cui Martinetti giunge alla fine della monografia è una concezione determinista singolare che procura di evitare la caduta nel fatalismo, ammettendo la necessaria determinazione di ogni atto umano ma non la predeterminazione. «L’epilogo metafisico», con il quale il filosofo piemontese termina il volume, indaga quindi le difficoltà teoretiche intrinseche al concetto di predeterminazione. La proposta che ne deriva consiste in un’interpretazione della libertà assai prossima a quella di Spinoza. La tesi conclusiva formulata da Martinetti è che «essere liberi vuol dire essere partecipi della Ragione divina» (425). Negare una simile  libertà dell’uomo, a questo punto, non è più possibile dal momento che potrebbe venir meno la libertà stessa di Dio.
All’epoca della sua prima pubblicazione, intorno agli anni trenta del secolo scorso,La libertà ebbe un’ampia eco e fu accolta da un considerevole numero di recensioni e discussioni critiche. Oggi, in un mutato contesto storico e in un diverso clima filosofico, si assiste sempre più ad un interesse crescente verso Martinetti che si sostanzia nella ripubblicazione di alcune tra le sue opere maggiori, nella pubblicazione di inediti e nello sviluppo di una più attenta letteratura critica volta ad indagare i diversi aspetti della speculazione del filosofo. È da auspicare, quindi, che la nuova ristampa di questa opera costituisca  un ulteriore strumento per gli studiosi al fine di valutare il complesso pensiero etico-politico del filosofo piemontese.



PUBBLICATO IL : 25-03-2007

 

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