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Antropologia filosofica
a cura di Giorgio Fazio

I contributi che seguono costituiscono la prima parte di uno special sull’antropologia filosofica nel corso del quale verranno resi disponibili alcuni degli interventi del convegno internazionale tenutosi a Bressanone/Brixen l’11 e il 12 dicembre 2009 dal titolo Antropologia filosofica: origini, sviluppi e prospettive.
Il convegno, organizzato da Marco Russo e da Renato Troncon con il patrocinio dell’università degli studi di Salerno e del Centre for Aesthetics in Practice dell’università di Trento (http://esteticainpratica.unitn.it/index.htm), ha visto la partecipazione di studiosi provenienti da tutta Italia e dalla Germania, che insieme hanno dato vita a due giorni di intensi scambi e confronti, in cui si è fatto il punto degli studi sull’antropologia filosofica in Italia e si è tracciato un percorso di future iniziative comuni volte alla costituzione di una stabile rete di ricerca.
In accordo con la tendenza affermatasi negli ultimi anni a livello internazionale verso un rinnovamento della forma-convegno, tendenza seguita anche nei convegni organizzati periodicamente dalle società tedesche che curano l’eredità spirituale di Plessner e di Scheler – la Helmuth Plessner Gesellschaft (www.helmtuh-plessner.de) e la Max Scheler Gesellschaft (www.max-scheler.de) – alla due giorni di Brixen hanno attivamente partecipato anche giovani studiosi e post-dottorati, così da produrre un fruttuoso scambio intergenerazionale. Intensificare tale scambio e privilegiare la varietà e l’originalità delle ricerche è sembrato un efficace modello da ripetere anche nel futuro.
Come risulterà evidente dai saggi che verranno pubblicati in questa serie, l’originalità delle giornate di Brixen è stata quella di mettere a confronto diversi approcci e diversi filoni di ricerca, e di non focalizzare la discussione su un tema predefinito. Ciò ha consentito di fare emergere la ricchezza e la versatilità di questo indirizzo di ricerca, lasciando d’altra parte che la discussione suggerisse spontaneamente i temi sui quali impostare la ricerca futura.   
Così, coerentemente con il carattere interdisciplinare e confinario che è proprio dell’antropologia filosofica fin dal suo sorgere, i temi affrontati nel corso della discussione sono stati molteplici. In primo luogo ci sono state relazioni volte a rivisitare snodi teorici fondamentali del pensiero di Max Scheler, Helmuth Plessner e Arnold Gehlen, i padri della disciplina. Carattere comune di questi interventi è stato quello di discostarsi da una considerazione di carattere meramente storiografico, per proporre percorsi di lettura di ordine sistematico, con l’occhio rivolto a temi di stringente attualità nel dibattito filosofico e scientifico. Le questioni che hanno orientato questi interventi sono state di ampia portata e molto diversificate tra di loro: si è passati dal tema della formazione dell’identità personale e della Bildung nel tempo della modernità liquida (nella relazione di G. Cusinato a partire da Max Scheler),  all’articolazione dei concetti di «eterocronia neotenica» e di struttura comunicativa dell’esperienza umana quali presupposti di una fondazione critica di un concetto complesso di natura umana (nella relazione di A. Gualandi a partire da Arnold Gehlen);  si è svolta un’analisi dell’insufficienza dell’approccio psicofisico-chimico nella terapia medica al fine di evidenziare l’esigenza di un riorientamento dei saperi medici e psichiatrici sulla globalità della persona umana (nella relazione di O. Tolone a partire da Plessner), e infine si è condotta una dimostrazione della plasmabilità linguistica del senso dell’olfatto al fine di mostrare la natura occidentale, e spesso tout court capitalistica, delle nostre più “naturali” abitudini e idiosincrasie olfattive (nella relazione di M. Mazzeo a partire da Gehlen).  
Ci sono stati in secondo luogo una serie di interventi che hanno preso in considerazione importanti figure del pensiero filosofico del XX secolo, e che hanno puntato a fare emergere la stretta correlazione tra le loro riflessioni e i temi portanti dell’antropologia filosofica tedesca. L’attenzione di questi interventi è andata a Peter Sloterdijk (A. Calligaris), Karl Löwith (G. Fazio), Hans Jonas (R. Franzini), Günther Anders (M. Latini), Eric Voegelin (M. Marino), Gilbert Simondon (T. Menegazzi), Martin Heidegger (M. Wunsch). Nella stessa ottica c’è stato un tentativo di dilatare il raggio problematico dell’antropologia filosofica in senso contrario, cioè verso l’antico, attraverso un abbozzo di riattualizzazione antropologica di Aristotele (F. Gregorio).
Infine, sono state presentate riflessioni in corso d’opera sulla pensabilità di una fondazione antropologica del problema morale (M. Schlossberg) e sui limiti e le potenzialità future dell’antropologia filosofica in quanto complessiva esperienza di pensiero in parte delimitabile nel secolo XX (S. Giammusso). A questi interventi si è aggiunta un’interessante discussione del volume di recente pubblicazione Philosophische Anthropologie. Eine Denkrichtung des 20.Jahrhunderts di J. Fischer, a cui hanno preso parte B. Accarino, R. Bonito Oliva, H. Delitz, H. P. Krüger, K. S. Rehberg, V. Rasini, M. Russo, M. Schlossberger.
Dall’insieme di questi interventi è emerso il profilo di una comunità di ricerca vivace e in comunicazione con reti internazionali, aperta alla contemporaneità e raccolta attorno all’eredità di una corrente di pensiero che non si lascia ridurre a un canone di dottrine determinate né a un gruppo di autori specifico e delimitato. Il tratto qualificante di questa corrente di pensiero si è confermato essere piuttosto la capacità di offrire un insieme di strumenti concettuali e di categorie critiche in grado di interpretare e di orientare la discussione su questioni di stringente attualità nel dibattito contemporaneo, al confine tra filosofia e scienze, e tra scienze naturali e umane. Questioni di ordine pratico e teorico, sollevate dall’impetuoso sviluppo delle scienze della vita e delle neuroscienze da una parte, e dalle dinamiche economiche, sociali e politiche della globalizzazione dall’altra, e che tutte convergono nell’esigenza di definire criticamente e in termini universalistici limiti, senso e tratti irrinunciabili della “natura umana”.


 

 

 

 

 

 
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